08/02/2010

Perdonare 4

La storia, come storia del perdono, si è fermata e per sempre, essa dovrà restare bloccata dal male assoluto. Essa si è fermata per sempre. Jankèlèvitch non dubita , addirittura spera, in modo sincero, che la storia continuerà, che il perdono e la riconciliazione saranno possibili per la nuova generazione. Ma allo stesso tempo egli non vuole questo, non è cosa per lui, egli non vuole, quindi, ciò che vuole e ciò che accetta di volere, ciò che vuole volere, ciò che vorrebbe volere. Ci crede ma non ci crede, egli crede che questa riconciliazione e perdono saranno illusori e falsi. Non saranno perdoni autentici, ma sintomi, i sintomi di un lavoro del lutto, di una terapeutica dell'oblio, del passaggio del tempo.(...) L'insuperabile rimarrà insuperabile nel momento in cui sarà superato. Il perdono rimarrà impossibile e con esso la storia, la continuazione della storia, anche se un giorno diventa possibile. (...) Il perdono elabora il lutto del perdono. La soria continua sullo sfondo di un' interruzione della storia, nell'abisso, piuttosto, di una ferita infinita, e  che, nella cicatrizzazione stessa, resterà, dovrà restare ferita aperta e non suturabile.

Jacques Derrida " Perdonare " cit.

07/02/2010

Perdonare 3

Nel testo " L'imperscriptible " Jankèlèvitch definisce la Shoah "inespiabile". Egli intende mostrare che laddove vi è l'inespiabile vi è l'imperdonabile, e laddove l'imperdonabile avviene, il perdono diventa impossibile. Il perdono è morto ( sc. dice Jankèlèvitch ) nei campi della morte. Quanto a noi, dovremmo domandarci se la possibilità del perdono non sia chiamata proprio , e soltanto, davanti all'im-perdonabile, all'impossibile, e possibile solamente alle prese con l'im-possibile. Jankèlèvitch ci sta per dire che il perdono deve essere domandato, che domanda di essere domandato. Dice Jankèlèvitch : " Chiedere perdono? Noi abbiamo aspettato a lungo una parola di comprensione e di simpatia...l'abbiamo sperata questa parola fraterna ! " In questa "parola fraterna" bisogna riconoscere un significazione forte e precisa; essa non significa soltanto la simpatia o l'effusione, la compassione; dice anche la condivisione dell'umanità, la fraternità degli uomini, dei figli che riconoscono la loro appartenenza al genere umano.  ( continua )

Jacques Derrida da " Perdonare " cit.

06/02/2010

Perdonare 2

Jankelevitch obbedisce alla logica cosiddetta "polemica", alla quale resiste, e resiste all'infinito, la logica dell'etica iperbolica. Quest'ultima richiederebbe di concedere il perdono ladove queto  non è nè domandato nè meritato, e addiritura per il peggiore dei mali radicali. Il perdono prende senso ( se almeno deve mantenere un senso, cosa che non è sicura ), trova la sua possibilità di perdono solo laddove è chiamato a fare l' im-possibile e a perdonare l'im-perdonabile. (...) Infatti il comune assioma della tradizione (...) è che il perdono debba avere del senso, e che questo senso debba determinarsi su uno sfondo di salvezza, di riconciliazione, di redenzione, di espiazione, direi persino di sacrificio. (...) Il passato è passato, l'evento ha avuto luogo, la colpa ha avuto luogo, e questo passato, la memoria di questo passato resta irriducibile, intrattabile. E' una delle differenze con il dono, che in principio non riguarda il passato.

Jaques Derrida "Perdonare" cit. ( continua)

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